Abbiamo illuminato troppo? Il valore del buio nelle città
Per molto tempo abbiamo associato la luce alla sicurezza, alla vivibilità e al progresso. Oggi però è importante chiedersi dove serve illuminare e dove, invece, sarebbe utile lasciare spazio al buio.
Quando cala il sole la città non si spegne, si trasforma. Le strade continuano a essere percorse, le attività commerciali rimangono aperte, i trasporti proseguono, alcune persone iniziano il proprio turno di lavoro mentre altre stanno tornando a casa.
Per rendere possibile tutto questo abbiamo progressivamente esteso la presenza della luce artificiale nello spazio urbano. Strade, piazze, parcheggi, edifici, vetrine, insegne: la notte contemporanea è molto meno buia di quella di qualche decennio fa.
Ma illuminare di più non significa per forza illuminare meglio.
Non tutta la luce è utile
Per molto tempo il problema dell'illuminazione urbana è stato affrontato soprattutto in termini quantitativi, per garantire un determinato livello di illuminamento, assicurare la visibilità ed evitare zone troppo buie.
Oggi il ragionamento si sta facendo più sofisticato: ci si chiede dove finisce la luce prodotta, per quanto tempo rimane accesa, con quale intensità e per quale motivo.
Il buio non è semplicemente assenza di luce
Il buio notturno svolge una funzione nell'ecosistema, poichè numerose specie animali regolano le proprie attività in relazione all'alternanza naturale tra giorno e notte. Insetti, uccelli, pipistrelli e altri organismi possono essere influenzati dalla presenza di luce artificiale durante le ore notturne.
Anche per questo, negli ultimi anni, la progettazione dell'illuminazione esterna ha iniziato a considerare con maggiore attenzione il rapporto tra infrastrutture, ambiente e cielo notturno.
Il concetto di darkness preservation, cioè la conservazione delle aree realmente buie, sta entrando nel dibattito sulla progettazione urbana insieme a temi come biodiversità, paesaggio e qualità ambientale.
Una strada non ha sempre bisogno della stessa luce
Lo stesso spazio fisico può attraversare condizioni completamente diverse nell'arco di poche ore.
Pensiamo a una strada urbana. Alle 20 può essere attraversata da pedoni, automobili e biciclette. Alle 2 di notte, lo stesso tratto può avere un traffico completamente diverso.
Pensiamo poi a una piazza. Può essere affollata durante un evento, utilizzata come area di passaggio nelle ore serali e quasi deserta durante la notte.
In alcuni momenti servirà una determinata quantità di luce, in altri una distribuzione diversa, in altri ancora sarà sufficiente un livello ridotto. Alcune aree potranno richiedere un'illuminazione costante, altre potranno essere gestite secondo orari, presenza, eventi o condizioni specifiche.
Sistemi di controllo, sensori e gestione da remoto permettono di modificare il comportamento degli impianti senza dover intervenire fisicamente su ogni apparecchio.
La città del futuro potrebbe avere più buio, non meno
La prossima evoluzione dell'illuminazione urbana potrebbe quindi sembrare a prima vista un paradosso, poiché una città tecnologicamente più avanzata potrebbe essere anche una città con più zone buie. La tecnologia permette infatti di illuminare con maggiore precisione, superando l'alternativa tra “tutto acceso” e “tutto spento” e di costruire condizioni intermedie: livelli differenti, scenari, orari, accensioni selettive e gestione in funzione dell'utilizzo reale dello spazio.